sabato 22 gennaio 2011

Manuali

Categoria pericolosa, affascinante a tratti, da amore a prima vista. Come pericolosa è la rastrelliera di architettura: si può resistere ad un volume quasi cubico illustrato sui loft, ad esempio? Come adescano? Con i colori, lo spessore, il peso, il trucco perfetto, il silenzio, l'atmosfera dell'angolo, l'aspetto particolare di lettori e lettrici sulla panchina d'assaggio. Un'attrazione magnetica, primitiva, incontrastabile, opposta al clamore dei bestseller impilati.

domenica 9 gennaio 2011

Aria agitata

Come un'attesa di tempesta: pochi eventi eclatanti, a destra cercano di darsi una mossa, a sinistra sembrano spaventati dai propri insuccessi, i sindacalisti litigano, i post nei blog hanno costruzioni di frase dimesse, sparano nei comizi e uccidono, l'aria si raffredda, volteggiano strane domande, ovunque, pance piene, gadget infiniti e il via vai della folla inarrestabile. Tuttavia cariche elettrostatiche si accumulano, pensieri si condensano, colori si diluiscono e note scordano il ritmo.

domenica 12 dicembre 2010

Serata svizzera

L’aria di Interlaken è secca e fredda, una vera benedizione per le nostre menti esterrefatte e vuote: vetrine incantate, brulicanti di personaggi scolpiti abilmente nel legno e rivestiti di panni variopinti, irradianti poesia e meraviglia dalla loro fissità irrevocabile, coltelli e coltellini a serramanico, scintillanti, in varietà infinita ed estenuanti combinazioni, carrillon a struttura sofisticata, con intarsi nitidi come le note che racchiudono, orologi di preziosa, ostentata e definitiva bellezza, cucù grezzi in asincrona composizione, dolci al cioccolato sorretti da barre bianco crema, nocciola, marrone scuro.

mercoledì 10 novembre 2010

Frittelle e gesso

Sotto casa, grande giardino senza segreti, nebbia quasi scomparsa. Avverto luce e odori della cena, sono libero: conclusi studio, ripetizione, lista della nonna, lista della mamma; il cancello sprangato. Un po' di freddo alla zona scoperta delle gambe, sotto lo spesso cappotto. Amichevole suono di ghiaia gelata. Sono in casa. Di nuovo bambino. La terrina con l'impasto che aspetta di essere mescolato, a lungo. Anche questa volta il nonno mi concede il privilegio. E' tardi, mi sento stanco. Ma è uno dei miei incarichi preferiti. Dopo cena... frittelle con le mele. Profumo, tepore, piacere. Sonno pesante.
La colazione di fretta. La lunga strada con la cartella di cuoio stracolma. Neve ammucchiata. Aula stipata di banchi. Odore d'inchiostro e di gesso.

giovedì 28 ottobre 2010

Emozioni paragonabili

l motivo è sempre lo stesso: come si leggono [o scrivono] libri per partecipare alla vita e all'esperienza degli altri (ognuno di noi ne ha disposizione una sola, salvo sorprese), per lo stesso motivo si legge lo schermo [o lo si stampa, o lo si pastrugna]. Gli autori commerciali sono spesso inaccessibili o non disponibili (o morti), gli autori dei liberi pixel attivati sono quasi sempre disturbabili o coinvolti (e vivi). Gli uni hanno spesso di mira il guadagno [e smettono di lasciare tracce, se non ricercati], gli altri quasi mai [e lasciano piccoli segnali comunque]. Non è tutto, certo. Niente e nessuno è tutto: aggiungiamo quanto si vede, si tocca, si gusta, si annusa, si ode, si respira, si conosce, si crea, si distrugge, d'accordo, ma lettura e scrittura sono lettura e scrittura. L'intreccio di vite non è mai abbastanza.

venerdì 15 ottobre 2010

Vacanze

Mio padre, ultimo a smettere di lavorare, per principio, ci raggiungeva in vacanza allo stremo delle risorse fisiche e mentali. Era pallido, con la camicia bianca, sperso e, così mi pareva, a disagio tra le magliette colorate e le carnagioni ambrate di chi lo aspettava. Piano piano rifioriva, come per incanto: giorno dopo giorno diveniva più giovane, allegro, abbronzato, figura carismatica dell'albergo, della spiaggia, delle serate e del lungomare. Ogni anno avrei voluto che tutto rimanesse così per sempre: al culmine. Ma ogni anno, implacabili, le vacanze finivano.

Vacanze

Mio padre, ultimo a smettere di lavorare, per principio, ci raggiungeva in vacanza allo stremo delle risorse fisiche e mentali. Era pallido, con la camicia bianca, sperso e, così mi pareva, a disagio tra le magliette colorate e le carnagioni ambrate di chi lo aspettava. Piano piano rifioriva, come per incanto: giorno dopo giorno diveniva più giovane, allegro, abbronzato, figura carismatica dell'albergo, della spiaggia, delle serate e del lungomare. Ogni anno avrei voluto che tutto rimanesse così per sempre: al culmine. Ma ogni anno, implacabili, le vacanze finivano.